Ephyra: l’identikit
Ephyra è un blocco situato a Chironico una delle località più rinomate per l’arrampicata su massi in Svizzera. Situato nello stesso masso, alla sinistra del classico From dirt grows flowers, 8C di Dave Graham e, nella sua parte finale si ricongiunge con Sissyfuss (8a+).
Tale linea aperta da Jimmy Webb nel 2019 si trova a Schattental, un settore leggermente decentrato, ma ben noto per la qualità del granito e la varietà tipologie di massi e di prensioni che presenta. Il blocco richiede un grande varietà di movimenti, bilanciamento tra forza e resistenza, con intensità continua mantenuta su tutto lo sviluppo di circa 4 metri, presentando una costante pendenza negativa sin dalla partenza.
Per l’appunto è la partenza a richiedere una forte tensione e un coinvolgimento del core costante: mano sinistra su una pinza piatta, destra su una tacca obliqua. Da lì, si sviluppa una sequenza compressiva che culmina in un crux dinamico su piccoli appigli taglienti, da prendere immediatamente nel posto giusto nonostante l’intensità metta alle strette l’accuratezza del movimento, accompagnando il tutto da tallonaggi molto aggressivi e chirurgici. Si passa da parti più fisiche a zone estremamente tecniche, senza possibilità di isolamento dei movimenti tra mani e piedi. La salita si presenta come completa e impegnativa per la parte superiore e inferiore, che richiede al boulderista un grande controllo della mobilità e della resistenza nelle diverse transizioni. Il blocco è in ombra per gran parte della giornata e la prestazione viene spesso condizionata dalla presenza dell’umidità. Ephyra ha ricevuto ripetizioni e apprezzamenti da top climber come Niky Ceria, Giuliano Cameroni, Will Bosi, Yannick Flohé e, recentemente, da Elias Iagnemma e Simone Tentori.
Dentro il processo
Abbiamo avuto l’occasione di parlarne con Iagnemma e Tentori per comprendere un po’ di più le emozioni e le sfide connesse a Ephyra, nelle loro più recenti ripetizioni.

Elias Iagnemma: «Ephyra mi ha sempre affascinato, già da quando ero andato lì per scalare la linea alla sua destra. Mi ripromisi che un giorno sarei tornato per salirlo, e così è stato questo inverno! Quello che più mi ha ispirato è stata la sua peculiare morfologia, poiché essendo steso in ogni singola mossa sulla sezione bassa, mi dava quella giusta motivazione per cercare di spingermi fuori dalla mia zona comfort, cercando così di superare ancora una volta quello che percepisco come un mio limite. Sicuramente la sezione più difficile è la parte bassa, ma ciò che mi ha impegnato di più è stato lo ‘sparo’ finale della sezione stand quando arrivavo in continuità: ci voleva ancora una buona dose di forza! Per me rimane senza dubbio un capolavoro indiscusso da parte di Jimmy Webb».

Simone Tentori: «Ho approcciato il blocco qualche anno fa, per curiosità, subito dopo aver salito Form dirt grows the flowers, che condivide una presa di partenza con Ephyra. Sono stato però sempre respinto dal passaggio-chiave, ovvero l’allungo sulla sinistra, e ho lasciato in sospeso la sfida perché non capivo come potesse funzionare sulle mie capacità tecniche e fisiche. Questo inverno Elias mi ha invitato a fare una sessione con lui e ho potuto rimettere le mani su questo passaggio. Grazie alle motivazioni date da Elias e grazie anche alla sua methòde, sono riuscito a risolvere il passaggio e ho compreso che questo blocco era possibile per me. Uno dei passaggi chiave che mi rimanevano particolarmente ostici erano il tallonaggio molto tecnico e di forza sulla sinistra e la presa della piccola tacca in contemporanea sulla mano destra, molto tagliente, che non permette di effettuare tanti tentativi al giorno. In questi casi è molto importante gestire le proprie energie e la pelle, per non tagliarmi le dita e interrompere la sessione troppo presto. Aver salito Ephyra è per me la conferma che ho potuto risolvere dei passaggi difficili lavorandoci nel tempo, sia a livello fisico che a livello mentale: non vedo l’ora di dedicarmi anche a passaggi sempre più difficili con lo stesso atteggiamento!»
Avvicinamento e protezione
Il sentiero di accesso richiede circa 15 minuti di cammino non impegnativo in salita su strada sterrata. Il consiglio è approcciarsi con un equipaggiamento leggero, ma bilanciando la scelta dell’attrezzatura di protezione - tra peso e efficacia. Date le caratteristiche tecniche e l'altezza media del blocco, date le testimonianze che documentano le salite, sembra opportuno l’utilizzo di almeno cinque crashpad, idealmente di dimensioni diverse per permettere di coprire gli spazi irregolari del terreno e la grande superficie dove è facile cadere di schiena. Per evitare spiacevoli infortuni, causati dalle difficili posizioni che il blocco chiede di assumere, è consigliabile non utilizzare pad troppo usati, morbidi ed elastici.
Può essere usato un crashpad molto grande (possibilmente a taco) per la copertura generale dell’area più ampia; a questo possono essere aggiunti alcuni crashpad più piccoli per proteggersi dalle zone critiche (crux e tallonaggi) e soprattutto per assicurasi una prova in sicurezza dei diversi singoli senza dover sempre traslare il pad più grande; non guasta mai un grande sitpad che può essere utilizzato come protezione ulteriore e come superficie dove poter riposare i piedi senza sporcare le scarpette. Molti stanno preferendo anche il trasporto di un deckpad, che è la soluzione ideale per coprire la superficie libera tra i diversi pad e uniformare a livello di solidità tutta la superficie di atterraggio, magari costituita da pad di diversa marca e consistenza.

Sulla tutela del blocco
Praticare bouldering significa anche prendersi cura della roccia. Ogni masso richiede attenzioni specifiche, determinate dalle condizioni climatiche locali, dalla qualità della roccia, dalla conformazione delle prese, dalla frequentazione dei boulderisti e dalla cura che essi dedicano alle operazioni di pulizia. Ephyra merita particolare attenzione, soprattutto nella sua sezione iniziale (infatti, per la sua difficoltà e natura, dalla stand in poi risulta poco frequentato). Convivendo con il vicino From Dirt Grows Flowers, riceve numerosi tentativi, che aumentano il rischio di sporcare e consumare le prese. Per questo, è essenziale adottare comportamenti responsabili: rimuovere i residui di magnesite dopo ogni sessione e, soprattutto, pulire accuratamente i residui di gomma delle scarpette. Prendersi cura della roccia è parte integrante dell’arrampicata. È un gesto di rispetto verso la natura e verso chi verrà dopo di noi.

Cosa ci lascia Ephyra
Ephyra non è solo un blocco difficile – che solo una manciata di climber esperti possono azzardarsi ad affrontare – ma è un esempio di ciò che rende il bouldering outdoor affascinante: estetica, precisione, forza mentale e fisica. È il tipo di esperienza che mette alla prova l’amante del bouldering, e che richiede, oltre alla preparazione, anche l’attrezzatura giusta e lo studio perfetto della propria condizione e la condizione della roccia. E - perché no? - magari richiede anche la compagnia giusta che ci proietti oltre i nostri limiti, umani e fisici.
Articolo: Ludovico Peroni
Ph e Video: Alessandro Rinaldi
Editing: Artur Ryszka
Commenti (0)