Nel ricordo di questa primavera, di un verde ricco di vita e brughiere abitate da bianche pecore percorro queste strade inglesi sulla base di Classic Radio, l’unica che prende ma che calza a pennello. A contornare paesini pittoreschi le colline che si ingialliscono di autunno mi attirano a loro alla scoperta di quelle fasce di roccia che celano in esse labirinti di spigoli, prue e muri, talvolta tondeggianti come i “pebbles”, talvolta taglienti come i “pebbles”.

Ho passato la prima parte della mia permanenza qui nella zona del Northumberland e ci sarà modo per parlare di quelle zone e di quei giorni più avanti, ora vi parlo di gritstone. L’Inghilterra è divisa in contee e quattro di queste concorrono alla formazione dell’area geografica dello Yorkshire ed è localizzata più o meno a nord-est (o in centro-est considerando tutta l’isola). Mi sono spostato in queste zone alla fine di ottobre con l’arrivo di Pietro e insieme abbiamo passato una settimana tra le lingue di roccia e i boschi di questa zona. Il meteo non è stato molto gentile in quei giorni, pioggia e nebbia hanno accompagnato giornate di lunghe camminate tra settori, sessioni in palestra e doppie colazioni. Ci sono ancora delle zone che vorrei visitare ma sono piuttosto soddisfatto dell’idea generale che mi sono fatto dell’area e ho le idee piuttosto chiare su quali penso che siano i blocchi che mi motivino maggiormente qui e le linee per le quali avrò molte sessioni di allenamento davanti. Conoscete Cypher? Fateli degli squat monopodalici tra una serie e l’altra di trave arcuato!
Pietro è geologo ed è affascinante vedere come questa sua passione e le competenze che ne derivano gli facciano apprezzare l’arrampicata e la vita outdoor in generale, ha sempre degli spunti interessanti su come si siano formate certe aree o perché certi sassi abbiano determinate forme o striature. Il gritstone è la roccia che caratterizza quest’area così come per il Peak District. Ma che cos’è il gritstone? Siccome sono molto attratto dalla roccia di questo posto ho chiesto a Pietro di raccontarci in qualche riga che cosa sia.
“Il gritstone non è altro che un’arenaria a grana grossa, molto ben cementata e composta da clasti di composizione silicea. E’ una roccia molto antica: si è formata nel Carbonifero (circa 315-350 milioni di anni fa). In Italia, per fare un paragone, abbiamo pochissimi esempi di rocce sedimentarie di questo periodo, soltanto qualche raro esempio in Sardegna e in Carnia. In questo periodo gli Uk erano lontani dalle tipiche condizioni meteorologiche a cui siamo abituati oggi: si trovavano infatti in un paleocontinente approssimativamente a cavallo dell’equatore. In ambiente marino prolificavano coralli, pesci e altre forme di vita i cui ‘’gusci’’ andandosi a depositare sul fondale formavano successioni di calcare. Poi il giorno del giudizio! Il clima si raffreddò improvvisamente, l’acqua dei mari andò a formare una spessa calotta glaciale al Polo Sud e il livello del mare si abbassò. Per la gioia di noi boulderisti sul calcare che una volta rappresentava il fondale marino iniziano a scorrere fiumi. Questi fiumi trasportano sabbia e ghiaia che si va a depositare in ambienti deltizi. Le ‘’barre’’ di grit su cui si arrampica non sono altro che ciò che rimane di questi apparati deltizi e la stratificazione che si osserva non è altro che l’unica testimonianza della loro evoluzione.”
Un’arenaria a grana grossa, grezza. Per chi non lo sapesse risulta essere piuttosto aggressiva e senza vento regala buone dosi di giorni di rest e frustrazione. Con il freddo e il vento ci si trova su uno stile di scalata molto particolare che offre ogni tipo di prensione e ogni tipo di utilizzo della tecnica di piedi.
Mi sento di differenziare 3 tipi di grit che potreste trovare, diamogli un colore:
- Grigio chiaro, quello più fine ed esteticamente meno grezzo, decisamente abrasivo. Poetry in motion a Rylstone;
- Quello grigio scuro o nero è un po’ piu grezzo, un po’ più tagliente del precedente. Tender homecoming a Brimham;
- Quello rosso, ha una texture ancora maggiore e si sentono gli spazi tra i granelli sotto le dita. Es. Caley.

Su tutti e tre i tipi di grit ci si trova ad utilizzare spesso i “pebbles” (sassolini), come piedi, come pollici o come prese in sé. La trovo una scalata particolare in cui fare molta attenzione al posizionamento di ogni dito sulla presa e molto spesso la pelle del pollice è fondamentale, più che su altri tipi di roccia. Sottolineo la grande differenza differenza, in termini di esperienza di scalata, in presenza o assenza di vento. Senza, la maggior parte delle prese ti lascia pochi giri e una sensazione di trasudazione, con, alcune prese che non sembrano tali diventano improvvisamente "tenibili" per la semplice texture del grit. La gestione della pelle e del vento hanno influito molto nelle sessioni dedicate al settore di Rylstone. Il processo su Lanny Bassham sarà ancora lungo e affrontarlo da solo non è banale ma credo che mi stia insegnando molto sin dal primo momento, trovate cenni sulla mia prima sessione nell’Instagram.

Pochi gb di roaming aiutano a trovare quei ritmi di ascolto perduti nel tempo, quell’attenzione mirata al suono del proprio battito cardiaco, del proprio respiro, del vento che soffia, di Nala che russa. Tra agitazioni e paure con il tepore del sole sulla faccia sorrido e infilo le scarpette per un altro tentativo.

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