Se sei arrivato sul sito di Brazz è perché da qualche parte, fra uno scroll e un allenamento di troppo, ti sei fatto una domanda specifica: cos’è un crashpad? E mi serve davvero?
Devi sapere che potrebbe servirti davvero e che, fortunatamente, ti sei anche fermato nel posto giusto.
Questa è la guida completa al crashpad firmata Brazz, per capire le cose che contano davvero: da che cos’è un crashpad a perché il mondo si divide tra crash pad taco e crash pad libro (o “a piega”), passando anche (e soprattutto) su come scegliere un crashpad, uno che non ti lasci a terra alla prima caduta.
Meglio però partire subito dalla base: il crashpad non è un materassino; è più un partner, uno di quelli silenziosi che non si fa notare… finché non serve davvero, esattamente come i BrazzPad ma a loro arriveremo con calma, promesso.
Cos’è un crash pad e perché non è un materassino
Partiamo dalla definizione di Crashpad e poi ci divertiamo.
Un crash pad è un tappeto tecnico ad assorbimento d'urto pensato per il bouldering outdoor, cioè lo stile di arrampicata su massi alti pochi metri dove la via di fuga, in caso di volo, è una sola: il terreno.
Il crashpad si frappone tra lo sportivo e il suolo nel ruolo di ammortizzatore, cercando di annullare per quanto possibile i danni.
La differenza tra un crash pad e il pezzo di gommapiuma che visto rubare dal tuo amico boulderista dal divano della nonna è una: la qualità e la stratificazione della schiuma.
In un crashpad serio trovi almeno schiuma in due densità:
- Celle chiuse: questo strato è più rigido ed ha un compito importantissimo: distribuire l’energia del volo sull’intera superficie del pad, invece di farla concentrare sotto il tuo tallone.
- Celle aperte: questo strato è morbido e elastico, serve a rallentare l’impatto iniziale (il picco di decelerazione, per come lo chiama la fisica).
Oltre alla schiuma, un crash pad degno d’essere chiamato tale ha un rivestimento esterno robusto, nastri e spallacci portanti per il trasporto, un sistema di chiusura per compattarlo e, magari, un fondo rinforzato, quest’ultimo fondamentale per minimizzare eventuali sassi o disconnessioni sotto al pad, tutt’altro che piacevoli quando si atterra da più di due metri di altezza.
Tutto questo va però anticipato da un concetto fondamentale: il crash pad serve per attutire i voli controllati, non per permettere a qualcuno di lanciarsi giù da 5 metri senza criterio.
Un crashpad ben fatto è in grado di coprire un volo pulito da un’altezza ragionevole, aiutato da uno spotter in grado di fare il suo e da un corretto posizionamento.
No, il crashpad non può sostituire la testa: quella va portata da casa.
Crash Pad taco o Crash Pad libro? Ecco le differenze tra le due tipologie di pad
I boulderisti sono noti per essere tipi abbastanza astiosi ma c’è una faida molto più solida e duratura di altre e no, non è quella fra palestra e outdoor: è tra chi preferisce il crash pad taco rispetto al crash pad a libro e viceversa.
No, non ti stiamo chiedendo di palesare il tuo schieramento: siamo qui per tranquillizzare tutti dicendo che entrambi funzionano ma non funzionano allo stesso modo.
Capire la differenza è il 50% del lavoro quando stai per comprare il primo crashpad.
Tutto quello che devi sapere sul Crash Pad Taco (o Crash Pad Monoblocco)
Con il “taco” si parla di un crash pad a blocco unico, senza interruzioni e senza pieghe che si chiude… come un taco messicano, tutto grazie a un comodo movimento a V.
I vantaggi del Crash Pad Taco sono:
- Assorbimento più uniforme: non ci sono punti deboli strutturali lungo la superficie di appoggio, quindi gli urti sono assorbiti in maniera più uniforme.
- Zero linee di piega: quando si cade non c’è alcun solco centrale, che invece i crash pad a libro hanno nel punto di chiusura. C’è solo schiuma distribuita in maniera continua, dal primo all’ultimo centimetro.
- Facilità nel piazzamento: avere un’unica superficie aiuta a non avere dubbi su eventuali difetti di piazzamento e inclinazione delle superfici di caduta.
Gli svantaggi del Crash Pad Taco, invece, sono:
- Devi avere più spazio in macchina: anche chiuso a V occupa parecchio spazio e se si viaggia in gruppo si rischia star stretti.
- Dà il meglio di sé solo sulle superfici piatte: l’assenza di pieghe lo rende meno duttile quando le superfici sono sconnesse e con cambi di inclinazione.
Per chi è consigliato il Taco Crash Pad?
Per chi privilegia quanta più sicurezza possibile per gli atterraggi, trasportando un solo crashpad: i centimetri di schiuma continua nei crash pad taco possono fare tutta la differenza del mondo.
Nel mondo Brazz, il taco per eccellenza è il BrazzPad Merino: un big taco pensato esattamente per questa filosofia. Grande area, superficie continua, cordura resistente: è il crashpad che prendi quando prevedi di volare, volare e volare.
Tutto quello che devi sapere sul Crash Pad Libro (o Crash Pad Hinged/a piega)
Il crash pad a Libro, anche noto come hinged pad, è un materassino in grado di chiudersi come un libro. Ha una cucitura di raccordo interna, ovvero un taglio verticale nella schiuma, fondamentale per permettere al pad di piegarsi in due senza sforzare il tessuto esterno.
I vantaggi del Crash Pad Libro sono:
- È molto comodo da trasportare: una volta chiuso diventa un vero e proprio rettangolo piatto, in grado di stare comodamente in auto o in spalla, manco fosse uno zaino da trekking.
- È versatile: chiudendosi, il pad può adattarsi a più tipologie di situazioni in tutta comodità. Risulta particolarmente comodo anche per chi, in casa, non ha molto spazio per i suoi hobby visto che si può piazzare dietro un divano o sotto un letto.
Gli svantaggi del Crash Pad Libro sono:
- La superficie non è continua: il pad, avendo una cerniera, ha una zona in cui la schiuma è distribuita in maniera discontinua e cadere lì può voler dire farsi malino.
- Si comporta meno bene su terreni irregolari: le cerniere sui terreni irregolari possono portare ad avvallamenti se trovano sotto di loro pietre o radici sporgenti; non il massimo per quando si cade.
Per chi è consigliato il Crash Pad a Libro?
L’hinged crash pad è il crashpad perfetto per chi si muove molto e vuole avere un po’ di comodità anche quando si vogliono portare più crashpad allo stesso tempo.
Nel gregge Brazz, il Crash Pad Libro per eccellenza è il BrazzPad Cormo, un medium hinged che rappresenta il punto d’equilibrio tra comodità e sicurezza, perfetto per chi si muove tanto, cambia spesso spot e vuole girare il mondo, oltre che i boulder.
Taco o libro? Ecco come scegliere in base allo stile
Arrivato a questo punto i dubbi ti attanagliano?
Ok: proviamo a ridurre il dilemma con una pratica tabella:
| Come arrampichi | Che scelta fare |
|---|---|
| Mi muovo tanto, cambio spesso spot | Crash pad Libro |
| Mi muovo spesso solo, ho tanto spazio per i trasporti | Crash pad Taco |
| Volo spesso su atterraggi irregolari con i sassi | Crash Pad Taco (o Crash Pad Libro con accorgimenti) |
| Il tragitto per arrivare al boulder è molto lungo e scomodo | Crash pad Libro |
| È il mio primo crash pad e non so ancora dove arrampicherò | Crash pad Libro |
Se la decisione rimane difficile: prendili entrambi e dormi sonni tranquilli! Una soluzione praticata da molti boulderisti esperti è proprio questa: un taco come base pesante e un libro come pad secondario, perfetto per coprire linee di caduta laterali.
È la filosofia “from the flock” applicata alla sicurezza: non sei solo, e nemmeno il tuo crash pad dovrebbe esserlo.
Come scegliere un crash pad (senza farsi venire l’ansia)
Bene: completata l’infarinata teorica passiamo alla pratica: come si fa a scegliere un crash pad che sia giusto per sé?
Il lato positivo è uno: non esiste il crash pad migliore in assoluto ma esiste il crash pad giusto per il proprio stile di arrampicata.
Per cercare di aiutarvi in questo percorso abbiamo messo insieme cinque domande che chiunque voglia comprare un crash pad dovrebbe farsi prima di tirare fuori la carta di credito.
Dove arrampichi (davvero)?
Occhio: non dove vorresti arrampicare ma dove arrampichi la maggioranza del tempo.
Arrampichi su:
- Spot con ottimi landing e avvicinamenti brevi? Vai di medium pad, a libro o taco è quasi indifferente.
- Massi su terreni accidentati, con radici e sassi affioranti? Vai di big pad, idealmente taco ma metti in conto che potrebbe servirti un secondo pad per le zone scoperte.
- Highball? Prendi un pad grande (magari un triple fold) o affianca più pad medium, non scherzare con l’altezza. Abbonda sempre. E non lesinare sulla qualità.
- In palestra o nel giardino di casa? Qui entri in una categoria a parte, quella degli starter o di chi cerca soluzioni home, di cui parliamo fra poco.
Quanto cammini per arrivarci?
Un crashpad pesa.
Anche quando è ben costruito, siamo fra i 6 e i 12 kg a seconda delle dimensioni.
Se il tuo spot abituale richiede 45 minuti di sentiero in salita, una scelta sbagliata dei pad diventerà il tuo peggior incubo tra il secondo e il terzo weekend.
Valuta una combinazione di crashpad comodi e che si incastrino bene con la tua strumentazione, dei veri spallacci imbottiti e che non “taglino” il collo o delle cinghie in vita per evitare di litigare con il tuo acquisto prima del previsto.
Sulle versioni Brazz trovi un sistema portante che non ci siamo inventati ieri; sono oltre 70 anni che lavoriamo con i tessili, qualcosa abbiamo imparato.
Arrampichi da solo o con il gregge?
Quando ti ritrovi spesso ad arrampicare in solitaria… tutto il peso è sulle tue spalle e l’intera area di atterraggio devi coprirla tu: in quel caso mettere in conto un crashpad più grande, e quindi più pesante, è quasi inevitabile.
Se invece esci sempre con il gregge, condividete il blocco, lo spotter e la copertura: in questo modo ognuno può permettersi soluzioni più maneggevoli!
C'è anche una questione economica da valutare: il crash pad è una delle poche attrezzature dove condividere funziona davvero.
Uno prende il crash pad big, uno il medium, uno il deck pad: così coprite tutto con un terzo del budget a testa.
From the flock, come diciamo dalle nostre parti.
Quanto budget hai per un crash pad?
Parliamoci chiaro: un crashpad fatto bene costa.
Sotto i 200€ stai entrando in un territorio dove risparmi sulla schiuma e ricordati che la schiuma è l’unica cosa che ti separa da una brutta visita al reparto ortopedia.
Il range ragionevole per un crashpad serio, nuovo, sta fra i 220€ e i 500€ a seconda di dimensioni e tipologia.
Se il budget è risicato:
- Considera di acquistare usato, possibilmente da qualcuno di fidato; ne parliamo meglio in questo articolo.
- Non comprare la versione super-economica di un crash pad da uno store generalista: ricordati che il crash pad è uno dei pochi oggetti in cui qualità e sicurezza sono direttamente proporzionali; ricordati: noi vogliamo bene al tuo osso sacro.
Usato nuovo o… usato vero?
Il crashpad è una cosa seria: se ti offrono un pad a un prezzo troppo bello per essere vero sii scrupoloso e controlla:
- La densità della schiuma: premi con il pollice sul pad; se la schiuma affonda e torna su lentamente, lo strato a celle aperte è reattivo. Se il buco resta per molti secondi, lascia perdere.
- Spallacci e maniglie: questi sono i punti che sopportano la fatica del trasporto e che hanno il potere di trasformare un bel weekend in un incubo per i muscoli. Le cose da controllare all’acquisto sono tre: imbottitura non sbriciolata, cuciture senza fili allentati e le maniglie con meno segni di lacerazione possibile.
- Il tessuto esterno: strappi di piccole dimensioni sono riparabili; se invece il fondo è consumato e la schiuma alterata hai a che fare con un pad a fine carriera.
Nessuno dovrebbe vergognarsi di partire da un pad usato: è un ottimo modo per capire cosa ti serve davvero prima di investire nel pad definitivo.
Valuta anche di provare un pad in affitto agli eventi: con il servizio BrazzPad rent cerchiamo di sensibilizzare all’utilizzo di un pad di ottima fattura per poter scalare sempre in sicurezza e, magari, valutare l’acquisto in loco.
Materiali, costruzione e dettagli che fanno la differenza
Facciamo un giro veloce nelle caratteristiche che dovresti guardare in un crash pad prima di comprare e che, molto spesso, le descrizioni di prodotto danno per scontate.
Tessuto esterno: il filato che avvolge la schiuma per poter assicurare un prodotto di qualità deve avere un numero “minimo” di denier, ovvero l’unità di misura che indica il peso del filo. 1000D è lo standard nel settore, 1200D è quanto usiamo sui nostri BrazzPad; sotto i 600D invece, quando parliamo di pad outdoor, siamo su valori fuori standard.
Fondo: un pad deve avere un fondo dotato di rinforzo extra; in Brazz, ad esempio quasi tutti i BrazzPad hanno un triplo strato interno che aiuta nel gestire gli impatti. Il pad perfetto ha anche un flap antipolvere/antisporco, fondamentale per tenere anche le scarpette al collo al pulito quando il pad è aperto.
Corde portanti: queste sono quelle che reggono i carichi laterali quando si trasporta il pad sulle spalle. Se cucite solo esternamente possono strapparsi, per questo i crash pad migliori hanno corde passanti interne fissate con una filetta/bartack e sono capaci di reggere per anni.
Cerniera (solo per crash pad a libro): questo dettaglio da solo è ciò che distingue un crash pad a libro serio da un crash pad a libro mediocre; una buona cerniera è fatta in modo da permettere una corretta sovrapposizione della schiuma nel punto di chiusura.
Tipi di crashpad oltre taco e libro
Nel mondo dei pad taco e libro sono le forme più comuni ma non sono le uniche in circolazione. In ordine di stranezza crescente abbiamo:
- Triple Fold (triplo): un pad che si piega in 3, offrendo una copertura enorme a parità di volume chiuso. Ideale per highball o lunghi spazi orizzontali da coprire. In casa Brazz abbiamo Turchessa e Oberland a rappresentare la categoria.
- Deckpad: un pad sottile e leggero che si mette sopra gli altri pad, per coprire zone scoperte o creare una superficie morbida uniforme. BrazzPad Lincoln è il nostro deckpad di riferimento e si integra bene con un setup fatto di triple fold.
- Sit-start pad / slider: categoria di pad piccoli, pensati per coprire la zona del sit start, ovvero le partenza da terra; prodotti come BrazzStarter Dolly e Dollone sono pensati esattamente per questo scopo.
Se questa lista ti ha fatto porre più domande che dato risposte non ti preoccupare, è normale e ci vorrà un articolo intero per sviscerare l’argomento.
BrazzPad: ecco i crashpad del gregge
Brazz è nato nel 2021 a Montappone, nelle Marche, da un gruppo di arrampicatori che avevano alle spalle oltre 70 anni di tradizione familiare nella lavorazione dei tessuti, all’interno della stessa filiera che per decenni ha prodotto cappelli Made in Italy.
Quando abbiamo iniziato a fare crash pad, non partivamo da zero: partivamo da una conoscenza reale di come i tessuti si comportano sotto stress, di come le cuciture reggono nel tempo, di cosa distingue un prodotto fatto bene da uno fatto di fretta.
Ogni BrazzPad nasce a chilometro zero, in Italia, in un piccolo laboratorio dove ci conosciamo tutti per nome. Non è marketing: è semplicemente come lavoriamo.
Il nostro simbolo è un gregge di pecore nere, di individui fuori dal coro che insieme possono diventare una forza coesa.
Quando scegli un BrazzPad non stai comprando un pezzo di schiuma: stai entrando nel gregge.
Se vuoi farti un giro veloce dai un’occhiata alla nostra linea di BrazzPad.
Domande frequenti sul crash pad
Qual è la differenza tra un crashpad e un materassino?
Un materassino è pensato per il riposo: schiuma morbida a bassa densità, scarsa capacità di disperdere energia d'urto.
Un crashpad è pensato per assorbire impatti da caduta: ha più strati di schiuma con densità diverse, tessuto esterno rinforzato e un sistema strutturale pensato per facilitare la distribuzione di energia.
Usare un materassino al posto di un crashpad significa prepararsi a qualche radiografia di troppo.
Quanti anni dura un crashpad?
Con un uso regolare (una decina di uscite l'anno) e una manutenzione corretta, un crashpad serio dura dai 5 anni ai 10 anni prima che la schiuma perda la sua capacità ammortizzante.
Ambienti umidi, errata conservazione e esposizione prolungata al sole accorciano la vita del pad; tutti i dettagli su come farlo durare di più si possono trovare in questa guida dedicata alla manutenzione del crash pad.
Crash pad taco o libro, qual è più sicuro?
A parità di qualità costruttiva, il taco assorbe in maniera più uniforme l’energia di caduta perché non ha la linea di piega.
Tuttavia dobbiamo parlarci chiaro: la differenza reale in termini di sicurezza è determinata molto più dal posizionamento del pad e allo spotter che dalla tipologia di pad.
Un pad libro posizionato bene protegge meglio di un pad taco posizionato male.
Che spessore deve avere un crashpad?
Dipende dal tipo di uso. Lo standard da bouldering outdoor è fra 10 e 13 cm; sotto i 10 cm si entra nel territorio degli starter/home wall, sopra i 13 cm nei pad da highball.
Ma lo spessore non è tutto: conta sopratutto la composizione delle schiume interne al crash pad. Abbiamo dedicato un articolo intero allo spessore dei crashpad perché l'argomento merita attenzione.
Posso usare un crash pad in casa per il muro di boulder?
Sì, ma probabilmente stai spendendo male se prendi un pad outdoor per casa.
Per chi ha un home wall o una palestra domestica l’opzione giusta è un bigmat ad hoc: un esempio sono i nostri BrazzMat, realizzabili con tante personalizzazioni in base alle caratteristiche uniche di ogni parete e spazio.
Un crashpad mi protegge da qualunque caduta?
No.
Un crashpad è un dispositivo di riduzione del rischio, non un dispositivo di eliminazione del rischio: protegge da cadute controllate su atterraggi prevedibili.
Il crash pad non sostituisce lo spotter, è efficace quando correttamente posizionato e soprattutto permette di gestire i rischi soltanto se prima di attaccare il masso si effettua una corretta valutazione del problema.
La sicurezza nel bouldering è fatta di tre livelli: testa, gruppo, attrezzatura; il crashpad è solo il terzo.
Commenti (0)