
Vi saranno capitate quelle giornate in cui non avete nessuna voglia di scalare da soli: ecco, sabato era una di quelle.
Dopo un cambio di destinazione dettato dal meteo mi dirigo verso la Valle d'Aosta con le idee ancora confuse sul da farsi quando vedo al parcheggio del "solito" bar la macchina di Ricky; non ci penso due volte e mi fermo. Decido di aggregarmi a lui per accompagnarlo a Champorcher: è davvero vicino a salire un blocco nel settore alto e sono motivato ad accompagnarlo.
Giunti al parcheggio la situazione risulta piuttosto bagnata, ma una perlustrazione non ce la vieta nessuno. Prendiamo un crashpad a testa e saliamo. Arrivati al sasso vediamo che la parte superiore del blocco è completamente bagnata. Iniziamo a girare un po' per i vari sassi cercando di capire su cosa si possa scalare, ma sembra essere tutto nelle stesse condizioni. Nel frattempo ci interroghiamo su alternative, sull’asciugare le prese con uno straccio o aspettare i pochi raggi di sole pomeridiano. La rimonta del blocco in questione "Isosceles Right" non è troppo dura, ma prevede di posizionare il piede sinistro in inversione (in “schiacciata”, in gergo) su un piatto e portarvi sopra il peso prima di raggiungere una presa molto buona.
Dopo circa un'ora di indecisioni e di “avanti e indietro” per i sentieri del bosco proviamo a vedere se asciugando il piede con un asciugamano il livello di sicurezza aumenti…così non è. Ecco che avviene il cambio di prospettiva, ovvero il “proviamo altro e pace” (sempre in gergo).
"Idea 92" è asciutto, e proviamo quello. La giornata si risolve in un pomeriggio di serenità e bei tentativi su movimenti duri che ci regalano dei miglioramenti.
Noi siamo abituati a vivere la scalata in questo modo e non ci pesa rassegnarci agli eventi che non possiamo controllare, come il meteo. Avremmo potuto asciugare il piede con un ventolone o con un soffiatore ma questo non ci sembra nello spirito dell’outdoor, perché sostanzialmente diverso da ciò che avviene in palestra. In palestra le prese si avvitano, si cambiano…Qui invece c’è principalmente da aspettare il momento giusto.
Non voglio fare polemica, ma semplicemente condividere quello che sento: forse ci stiamo abituando a vedere arrampicatori utilizzare strumenti o tecniche che spostano la figura dell'arrampicatore da “adattato” ad “adattatore”?
Vorrei aggiungere che spesso ci si concentra troppo sul salire il blocco e troppo poco a ciò che abbiamo intorno.
Voi cosa avreste fatto?” In foto Riccardo Monetta, "Idea 92"

Commenti (0)