Quando immagini l’arrampicata, spesso si pensa a forza, concentrazione, controllo. Ma cosa succede quando chi scala non si affida ai propri occhi, ma alla fiducia, al tatto, alla voce, al contatto umano? Questo è il senso del progetto Blinded by the climb, nato da un’idea di Alessandro Palma e Simone Salvagnin: trasformare la montagna (o la parete) in uno spazio di riscatto, esplorazione e connessione per ragazzi e ragazze ipo e non vedenti.

Dal 2023, l’iniziativa si propone di aiutare chi ha disabilità visiva a superare i propri limiti e a scoprire quanto la natura — e l’arrampicata — possano restituire libertà e un nuovo punto di vista.

Nel video che abbiamo realizzato, vogliamo portarvi dentro questo mondo: farvi sentire il respiro, il silenzio, la fiducia, la complicità che si costruisce tra chi guida e chi scala. Ma soprattutto, farvi capire quanto “vedere” non sia solo una questione solo di occhi.

Il racconto di Alessandro — dall’idea alla scalata

Nel descrivere l’evoluzione del progetto, Alessandro ricorda come tutto sia iniziato con un sogno semplice ma ambizioso: creare un “climbing day” per ipo e non vedenti. Per realizzarlo servivano risorse — così è nata una raccolta fondi che, con grande generosità, ha raggiunto l’obiettivo prefissato. Grazie a questa fiducia e al supporto della onlus Emozionabile — da anni impegnata in attività con persone con disabilità — insieme a Simone e al suo staff, è stato possibile organizzare un evento che non includesse solo arrampicata, ma un’esperienza pensata per essere davvero inclusiva e toccante.

Nel 2024 gli organizzatori hanno voluto “alzare l’asticella”: non più solo una giornata, ma un momento di condivisione fatto di storie, emozioni, riflessioni. Così nasce “Punti di vista”: una serata in cui Simone ha raccontato cosa significa vivere, sognare e scalare senza vedere. Parole cariche di coraggio, di paura, ma anche di speranza.

E la domenica seguente si è tornati alla parete — questa volta con una novità importante: maschere da sci oscurate, in modo che anche i partecipanti vedenti potessero provare per un attimo cosa significa scalare “al buio”. Un gesto semplice, quasi triviale, ma potentissimo: generare empatia, abbattere distanze, trasformare il timore in complicità.

Più di uno sport: empatia, consapevolezza, comunità

  • Non solo arrampicata — per molti, “scalare al buio” significa fidarsi. Fidarsi dell’altro, delle sue mani, della sua voce. Significa affidarsi, ascoltare, connettersi. E nella fiducia, trovare libertà.
  • Un ponte tra mondi diversi — quando chi vede prova a “vedere” con altre modalità, emerge una consapevolezza profonda: le disabilità non sono limiti da compatire, ma diversità da rispettare e valorizzare.
  • Comunità e condivisione — non è solo per i partecipanti non vedenti: è per tutti. Per creare un confronto, abbattere pregiudizi, costruire empatia. Chi arrampica, chi assicura, chi osserva... alla fine siamo “tutti sulla stessa corda”.

Perché questo progetto ci tocca — e dovrebbe toccarci tutti

Perché smonta uno stereotipo fondamentale: che la disabilità visiva sia una condanna, una perdita. Blinded by the climb ci mostra che la vera perdita è non riconoscere il valore dell’altro, che è nella capacità di adattarsi, reinventarsi, fidarsi, costruire legami.

E poi, perché ci insegna che la montagna — o una semplice parete da climbing — è un luogo di sfida ma anche di incontro; non solo con se stessi, ma con gli altri. Con le loro vite, le loro storie, i loro sguardi — anche quando non vedono.

Infine, perché ogni partecipante, ogni volontario, ogni sostenitore diventa testimone di un mondo più inclusivo. Un mondo dove “vedere” significa anche sentire, ascoltare, percepire con tutto il corpo.

Nel video realizzato, abbiamo cercato di catturare questa magia: per far emergere ciò che conta davvero.

Vi invitiamo a guardarlo a mente e cuore aperti: magari potrà cambiare il modo in cui si vede l’arrampicata — oppure il modo di vedere il ruolo dell’altro, nello sport e nella vita.

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